Ospizio lager: anziani picchiati ed umiliati

Hanno patteggiato la pena davanti al gup. Non ci sarà processo e pubblico dibattimento per la direttrice (61 anni) e le due operatrici (54 anni e 34 anni) della casa di riposo “Giardino fiorito” quello che nell’immaginario della comunità è ormai famoso come l’ospizio lager.

Pena di tre anni e due mesi per la direttrice (che si trova agli arresti domiciliari dal mese di agosto) e due anni ciascuna per le operatrici. Entrambe fino ad oggi erano sottoposte alla misura cautelare di obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria. Il giudice ha stabilito così dopo una breve camera di consiglio. Sulla vicenda dei maltrattamenti nella residenza sanitaria assistita ora si aprirà un nuovo capitolo giudiziario, quello civile legato al risarcimento danni di tre persone offese.

Negli occhi e nella testa di molti, soprattutto in quelli delle persone coinvolte nella vicenda della residenza sanitaria assistita “Giardino fiorito” e in quelli dei loro familiari, ci sono due immagini precise. Quelle di un anziano legato a letto, e picchiato. E quello di una signora che riceve colpi in testa e sulle mani mentre sta cercando di mangiare. Tutto questo e molto altro. pagine e pagine di intercettazioni ambientali. Frasi in cui si intima le collaboratrici a non dare da bere agli anziani ospiti, per evitare che possano andare in bagno. O, peggio, minacce di morte. Ingiurie e offese.

La direttrice del “Giardino fiorito” e le due collaboratrici sono finite davanti al giudice per maltrattamenti aggravati in concorso. «Perché agendo in concorso tra loro, maltrattavano gli ospiti anziani della casa, aggredendoli e percuotendoli reiteratamente, ingiuriandoli, somministrando loro in quantità smodate ed incontrollate dosi di ansiolitici e tranquillanti, senza alcune prescrizione medica, al fine di ridurli in stato soporoso, razionando loro cibo ed acqua, strattonandoli ed urlando nei loro confronti, nonché usando strumenti di contenzione non autorizzati, così da rendere penose le condizioni di vita e da ingenerare negli anziani un forte stato di soggezione. Con le aggravanti di aver commesso il fatto con abuso di prestazione d’opera e nei confronti di persone che in riferimento all’età avanzata erano in condizioni di minorata difesa». Pagine e pagine di intercettazioni ambientali e frasi choc, come: «Devi andare in bagno, no, stai lì e fattela addosso» o ancora «Non provare a slegarti perché ti affetto».

Una cronaca dell’orrore quella raccontata dalla lunga attività investigativa della Guardia di Finanza su disposizione della Procura di Massa-Carrara. Dalle frasi, registrate all’interno della casa famiglia si raccontava una storia di disperazione profonda, quella degli anziani ospiti, dei loro pianti, dei loro tanti e ripetuti «voglio andare a casa» che urlavano quasi ogni giorno, coperti dal frastuono delle segheria, in piena funzione a soli pochi metri dall’ospizio lager.

Fonte: iltirreno.it


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